‘Morcone, la mia gente’: una mostra, un libro, lo sguardo di Cosimo Petretti

La fotografia si erge a vessillo di una osservazione che interroga lo status della realtà, ne indaga i dettagli più celati, ne stravolge la percezione o, al contrario, ne mostra l’autenticità. Essa, diviene, altresì, ‘confessione’ di una visione che è, in primis, interiore, che esula dal medium, almeno nella fase maieutica; è, al contempo, un atto e, in quanto tale, si svolge secondo un processo contraddistinto da cicli. Nelle immagini, nella memoria dei fotografi, al senso estetico, si unisce una profonda radice archetipica, ove autore/opera/fruizione divengono i vettori di una lettura ultima della fotografia, segno e simbolo di qualcosa d’altro, facendosi pensiero, forma e traccia di ciò che resta, nel tempo e nell’arte, (in)seguendo una catarsi che è nuova energia e nuova dimensione.

Verità, racconto, memoria. Tutto questo è stato racchiuso nell’obiettivo di Cosimo Petretti, fotografo beneventano, morconese d’adozione, il quale, per suggellare una triade di anniversari personalissimi, come se avesse voluto condividerne l’importanza con la comunità che Egli ha scelto circa venticinque anni fa, ha deciso di eternare i volti e le storie che appartengono ad ognuno dei soggetti prescelti, attraverso degli scatti, divenuti poi una mostra, conclusasi pochi giorni fa ed un libro, una sorta di compendio di quella che Egli stesso ha definito la sua gente. La mostra, allestita presso il Centro Polifunzionale Universitas di Morcone, patrocinata dall’Amministrazione Comunale e dall’Assessorato alla Cultura, alla presenza della stampa, del sindaco Luigino Ciarlo e del vice Ester D’Afflitto è stata inaugurata lo scorso dicembre, determinando un momento unico della storia contemporanea della nostra comunità. Petretti ha immortalato, nella quotidianità, nei luoghi di lavoro, amici e conoscenti, restituendo la vera identità di ognuno dei soggetti, cogliendo, in quei volti, tracce di un affetto verso Morcone ed emozioni che hanno caratterizzato, da sempre, il lento scorrere della vita all’ombra del Monte Mucre. La sincerità di quegli scatti, poi racchiusi in una preziosa edizione a stampa – accompagnata, in copertina, da una serigrafia dell’artista e maestro Antonio Del Donno – dimostra una affezione peculiare, un modus operandi che lascia avvicinare lo schivo Cosimo a chi lo conosce dal suo arrivo a Morcone o a chi lo conosce da poco. In ogni sguardo, in ogni sorriso, in ogni broncio, Egli ha racchiuso l’evocazione di una popolazione eterogenea, legata al passato ma desiderosa di guardare al futuro, con occhi pieni di memorie da raccontare o sorrisi pronti a scoprire il mondo.

Noi di Morcone.net abbiamo deciso di incontrare Cosimo Petretti in un freddo pomeriggio, a mostra conclusa, al fine di tirare un po’ le somme di questa esperienza che, invero, non è stata solo una semplice mostra od una pubblicazione editoriale.

“Morcone, la mia gente” è il titolo della mostra che Lei ha ideato. Un beneventano che di Morcone ha fatto la sua seconda casa e che, oggi, riconosce, nei suoi abitanti, la propria gente; come è nato il progetto che ha dato vita a questo racconto fotografico?

Il progetto è nato perché il 2018 rappresentava, per me, tre ricorrenze importanti: 50 anni fa iniziai a fotografare, 50 anni fa ho perduto mia madre, improvvisamente, ed a lei ho voluto dedicare questo libro e, da 25 anni sono ‘morconese’ anche io, e a Morcone ed ai morconesi ho voluto dedicare la mostra ed il libro.

La mostra, che è anche un’opera in foggia di libro, narra, attraverso ritratti, catturati nel quotidiano, i volti dei morconesi. Cosa ha potuto leggere negli occhi, nelle espressioni di ognuno di essi?

Il libro, ad esempio, è una sorta di percorso nel territorio di Morcone; con i miei scatti ho immortalato le persone dall’alto della Montagna fino ai territori al di là del fiume e del lago. Questo per mostrare dove e come vivono tutti i personaggi ritratti, il loro quotidiano, le loro attività, il loro modo di vivere è stato un viaggio nelle vite di tutte queste persone.

La mostra si presenta con un allestimento originale, una sorta di epitome morconese: cosa L’ha portata ad una costruzione allestitiva del genere?

Ho voluto scattare due foto per ogni soggetto, per cogliere appieno la profondità delle loro espressioni – dettaglio che si nota appieno nel libro, nda – e che ho cercato di mettere in evidenza anche in mostra, attraverso un elevato numero di stampe, ravvicinate, per far sì che emergessero i sentimenti di ognuno: la sorpresa, la gioia, il timore di fronte all’obiettivo della fotocamera. Ho voluto che anche il pubblico percepisse tutto questo, nel percorso espositivo.

Cosimo, in che modo, infine, Lei crede che la fotografia ed una mostra possano dialogare con i luoghi ed i volti catturati dall’obiettivo?

La fotografia è documento e ho immaginato questo progetto come un censimento che, ora, è importante per morconesi di oggi ma, con il tempo, varrà maggiormente come testimonianza della comunità, del suo vivere.

“I suoi scatti narrano della fierezza e della laboriosità di un popolo che si apre agli altri, come a rivelare il suo più segreto essere […] Una collettività che cammina insieme, ognuno con la propria unicità” ha asserito il sindaco Ciarlo, “un misto di meraviglia e familiarità con quei volti (i “nostri”) che conosciamo così bene ma che, allo stesso tempo, ci sembra di osservare paradossalmente per la prima volta”

ha continuato l’assessore e vice sindaco Ester D’Afflitto, a sottolineare la ricerca di Cosimo Petretti che, in un sondare identitario ha fuso proprie intime riflessioni in un serrato e silente confronto con gli altri, con chi, da oltre vent’anni è divenuta la sua gente. In fondo, la fotografia, quale indelebile impronta di un suggestivo ripercorrere il tempo e lo spazio, si avventura in una dimensione complessa, ove il ritratto corale costituisce la creazione di un universo a sé stante, in grado di colloquiare con ciò che è attorno ad esso. Il reale entra nell’obiettivo per venirne arricchito dall’occhio privilegiato del fotografo, in grado di cogliere le più minute peculiarità e restituirne una visione altera, ricca, talvolta inusitata.

Bisogna credere nella fotografia non perché essa sia in grado di narrare la verità, ma perché permette alla verità di mostrare ogni sua faccia, anche quella nascosta e lontana dal vero.

Attraverso Morcone, la mia gente, Cosimo Petretti ha aperto un varco nel proprio passato – tornando a cinquanta anni fa, quando con una Agfa, dopo la tragica perdita della madre, iniziò a scattare ritratti fotografici dei suoi compagni di classe – dalle cui profondità Egli è emerso, in una sorta di processo catartico, commemorativo, ritraendo quelli che sono stati, a Morcone, i suoi compagni di vita vissuta. Una storia nella storia, un racconto imperituro che segna una tappa capitale nella ‘biografia di Morcone’.

Cosimo Petretti, da sempre, nutre un amore indissolubile per la cittadina che, negli anni, ha fatto conoscere ai grandi maestri della fotografia internazionale, da Mario Giacomelli a Giovanni Berengo Gardin – due nomi su tutti, onde evitare un lunghissimo elenco – accompagnandoli tra gli affascinanti vicoli del borgo antico e nei percorsi immersi nella natura, poco fuori l’abitato. Un’occasione persa anni addietro? Molto probabilmente sì, a parer mio. Quel che è certo è che, Petretti, già presidente del CFS, Circolo Fotografico Sannita, ha molti assi nella manica, grande professionalità ed onestà intellettuale, elementi che, uniti all’inusitata affezione per Morcone, potrebbero fare della cittadina dell’Alto Tammaro una piccola Arles o un centro strategico per la fotografia nell’entroterra campano, come spesso, qualche addetto ai lavori, mi ha fatto notare molto, molto lontano da qui.

Con Morcone, la mia gente si è data origine ad un nuovo ed interessante progetto artistico e culturale, segnale colto e favorito dall’amministrazione e da ampia parte della popolazione, con grande entusiasmo. In attesa di nuovi racconti fotografici e di sempre più interessanti iniziative, salutiamo Cosimo Petretti ed i lettori di Morcone.net.

 

 

 

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