Sostegno per l’inclusione attiva, cos’è e come ottenerlo

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Dopo il rilancio annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il Sostegno per l’inclusione attiva architettato durante il governo Letta passa alla fase operativa. Da venerdì 2 settembre – annuncia il dicastero – vengono infatti attivate le procedure per accedere al Sia, un contributo che può variare da 80 a 400 euro mensili a secondo del numero di componenti della famiglia (erogati ogni due mesi, per un anno, attraverso una carta elettronica). Per rientrare subito nel novero dei beneficiari, quindi dal novembre prossimo, il termine per presentare le domande è indicato nel 31 ottobre 2016.

I destinatari del contributo, che è condizionato “all’adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa”, sono le famiglie in condizioni di “fragilità sociale e disagio economico nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure siano presenti un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata”. Per disagio economico si intende un reddito Isee “inferiore o uguale a 3.000 euro, oltre all’assenza di altri trattamenti economici rilevanti (ovvero di valore complessivo superiore a 600 euro mensili) o di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati. La fragilità sociale è definita da una scala di valutazione multidimensionale (si considera, con opportuni punteggi, il numero di figli, la presenza di un solo genitore, di bambini con meno di 3 anni, di una persona con disabilità grave o non autosufficiente, ecc.: è richiesto un punteggio della scala di 45 o più)”.

Secondo le stime di inizio estate, il piano dovrebbe riguardare 180-220 mila famiglie povere o in difficoltà, ovvero tra 800 mila e un milione di beneficiari, di cui la metà minori. Quanto alle risorse, il budget iniziale è di 750 milioni di euro. Ma il Ministero ricorda che è una “misura ponte” che anticipa alcuni aspetti del Reddito di inclusione, contenuto nella legge delega per il contrasto alla povertà che riprende il percorso parlamentare al riavvio delle attività politiche. Le risorse dovrebbero quindi crescere e la legge di Stabilità prevede già uno stanziamento di 1 miliardo per il 2017: risorse sicure, si ricorda dal dicastero del Lavoro, in attesa che possano esser rimpolpate fino a quell’obiettivo di raddoppio che Poletti aveva indicato a metà luglio. Nulla osta, poi, che anche Regioni e Comuni aggiungano risorse all’iniziativa.

I dati per il 2015 stimano che le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi). Come per il 2014, anche per il 2015, l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie: 6,1% delle famiglie residenti nel 2015, ma cresce se misurata in termini di persone (7,6% dal 6,8% del 2014).

A stabilire le modalità di invio della domanda per beneficiare del Sia sono i Comuni di residenza degli interessati. “Nel modulo, oltre a richiedere il beneficio, si deve dichiarare il possesso di alcuni requisiti necessari per accedere al programma. Nella valutazione della domanda, inoltre, si tiene conto delle informazioni già fornite nella Dichiarazione Sostitutiva Unica utilizzata ai fini Isee. È quindi importante che chi richiede il beneficio sia già in possesso di un’attestazione dell’Isee in corso di validità al momento in cui presenta la domanda per il Sia”, specifica il Ministero.

Per il regolamento e il modello di domanda da presentare, cliccare qui

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